LE OPERE di RespirArt

1 Intrecci / Weavings, Gruppo di Nuova Casa Serena – Anffas Trentino Onlus

2 L’arte è un mistero con le ali di farfalla / Art is a mystery with butterfly’s wings (cit. Alda Merini), Marco Nones (2011) – Italy

3 Messa a fuoco sul Latemar / Focus on Latemar, Marco Nones (remake 2015) – Italy

4 C’era una volta il mare / Once upon a time the seaGiampaolo Osele (2016) – Italy

5 Guardiano di emozioni / Guardian of emotions, Giampaolo Osele (2013) – Italy

6 Siamo tutti connessi / We are all connected, Gordon Dick (2014) – Canada

7 Ouverture, Aldo Pallaro (2015) – Italy

8 Valanga di bolle di pensieri / Avalanche of thoughts, Thorsten Schütt (2012) – Germany

9 Harmonia, Dorota Koziara (2016) – Poland

10 Vedo non vedo / To see or not to see, Luca Prosser (2016) – Italy

11 Guerriero di pace delle Dolomiti / Peaceful Dolomites Warrior, Thorsten Schütt (2016) – Germany

12 Natura Viva / Living nature, Mauro Lampo Olivotto (2012) – Italy

13 Giardino di Danae / Danae’s Garden, Hidetoshi Nagasawa (2013) – Japan

14 Mind’s Eye, Olga Ziemska (2015) – Ohio

15 Totem, Sandro Scalet (2014) – Italy

16 Teatro del Latemar / Theatre of Latemar, Marco Nones (2012) – Italy

 

LE OPERE 2017

Acutis, Cosimo Allera (2017) – Italy

Conversazioni virtuali / Virtual conversations, Piergiorgio Doliana (2017) – Italy

Incontri reticolari / Network meetings, Simone Carole Levy (2017) – Switzerland

Certezze verticali / Vertical security, Reinhard Mader (2017) – Germany

Simulacro / Simulacrum, Federico Seppi (2017) – Italy

 

DESCRIZIONE DELLE INSTALLAZIONI

1 – INTRECCI del GRUPPO NUOVA CASA SERENA (2016)

Fra gli artisti di RespirArt 2016 c’è anche un gruppo affiatato di disabili che attraverso l’arte nella natura comunica forti emozioni. Sono gli ospiti di Nuova Casa Serena, a Cognola di Trento, dell’Anffas Trentino Onlus. Sotto la guida delle operatrici Maria Rosa Eccel e Germana Cestele hanno creato un totem assemblando radici di alberi. L’installazione, posizionata vicino a Baita Ceserina, è intitolata “Intrecci”. Sono intrecci di forme curiose, sorprendenti. È una natura che stupisce perché non è mai lineare.

2 – L’ARTE È UN MISTERO CHE HA ALI DI FARFALLA di MARCO NONES (2011)

Si può dire che il parco è nato da un bozzolo, anzi da tre bozzoli. Li bra creati Marco Nones nel 2011 con lana di pecora grezza. Successivamente ha sostituito la lana grezza con la lana infeltrita. L’installazione è dedicata alla poetessa milanese Alda Merini (scomparsa nel 2009). Il titolo dell’opera di Nones è proprio un aforisma di Alda Merini: “L’arte è un mistero che ha ali di farfalla”. Una curiosità: quando l’artista ha deciso dove collocare il terzo bozzolo, in quel punto preciso del prato c’erano veri bozzoli di farfalla. Un segno?

3 – MESSA A FUOCO SUL LATEMAR di MARCO NONES (2015)

Un cerchio puntato sul Latemar favorisce la messa a fuoco. Ma i titolo è anche un gioco di parole dell’artista Marco Nones, fondatore di RespirArt. Visto che l’installazione è creata con legna da ardere la “nessa a fuoco” ha un doppio senso.

4 – C’ERA UNA VOLTA IL MARE di GIAMPAOLO OSELE (2016)

Giampaolo Osele, artista di Lavarone (Tn), torna a RespirArt dopo aver lavorato al fianco di Nagasawa nell’edizione 2013, quando ha creato il “Guardiano di emozioni”. Per l’edizione 2016 propone il tema, a lui caro, della vita degli abissi, tenendo conto che il Latemar è emerso dal mare 20-25 milioni d’anni fa. La sua installazione “C’era una volta il mare” è un’incisione su pietra evidenziata con il bolo, una terra raccolta nel vicino Monte Cornon e usata in passato dai pastori per le loro scritte sulle rocce (ematite ferrosa). Osele, noto architetto e urbanista trentino, nei boschi di Lavarone ha dato vita al parco “Arte all’Aperto” da cui è nato il percorso artistico “Il Respiro degli Alberi”. La sua carriera artistica è decollata nel 2011, quando tre sue opere polimateriche sono state selezionate alla 54a Biennale di Venezia per il Padiglione Italia nella Sala Nervi di Torino. Quindi, ha esposto in prestigiose location a New York, Parigi, Londra, Dubai, Barcellona e in altre città d’arte europee.

5 – IL GUARDIANO DELLE EMOZIONI di GIAMPAOLO OSELE (2013)

Le opere Giampaolo Osele, di Lavarone, sono state esposte alla 54° Biennale d’Arte di Venezia. Artista di fama internazionale, per RespirArt ha creato un’installazione composta da diverse essenze lignee che ha raccolto durante i suoi viaggi. I legni sono attraversati da una liana dipinta di rosso che affonda nel prato, come a voler riprodurre una “messa a terra” delle emozioni che si vivono nel parco RespirArt. Il suo guardiano veglia sui visitatori, pronto a captare ogni stato d’animo per restituirlo alla terra. Osele ha creato lui stesso un percorso d’arte a Lavarone (Trentino) intitolandolo “Il respiro degli alberi”.

6 – SIAMO TUTTI CONNESSI di GORDON DICK (2014)

Per creare l’installazione artistica “Siamo tutti connessi”, Gordon Dick ha scelto il cedro, un legno a lui familiare. “Il vostro cedro però – ha ammesso – non è tenero come il nostro, sembra rigido come l’inverno in montagna”.

Davanti alla sua opera c’è solo un punto dove si legge la perfetta connessione fra i simboli che la compongono. “Il camminatore deve rallentare il suo passo – dice Gordon Dick – per notare il collegamento con la natura”. Il suo invito è quello di vivere una completa simbiosi con l’ambiente circostante, procedendo con passo lento.

L’indiano del Canada, attraverso l’arte, sta restituendo una storia al suo popolo, poiché per circa cent’anni nella sua riserva è stata vietata ogni espressione artistica, compresa la danza. Non solo. I bimbi venivano strappati dalle famiglie all’età di cinque anni per essere cresciuti nelle scuole dei bianchi. È stato tentato di tutto per annullare l’identità di questo popolo che ora sta risorgendo.

Gordon Dick, fondatore della Ahtsik Native Art Gallery, porta nel mondo la cultura del popolo indigeno Nuu-chah-nulth e, in particolare, della tribù Tsheshaht che abita la costa occidentale dell’isola di Vancouver. Le sue sculture raccontano la storia di un popolo, distribuito in 15 nazioni, ancora capace di provvedere alla sua sopravvivenza utilizzando solo le risorse naturali.

L’artista, che recentemente ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti internazionali a New York e a Seattle, si dedica alla realizzazione di gioielli, dipinti e sculture legati alla cultura indiana, incastonando pietre e metalli preziosi. La sua opera rappresenta l’invisibile ma tenace connessione fra gli uomini e la natura.

“Quando assisto alle ripetute azioni devastati contro la natura e la vita di interi popoli penso che alle spalle di ogni conflitto e di ogni sopruso ci sia l’infantile bisogno di prendere. Mio nonno mi ha insegnato a prendere solo lo stretto necessario e a ringraziare per ogni cosa che la natura mi offre. Quando andavamo a pesca c’erano centinaia di salmoni ma lui ne pescava uno solo. Quello che si mangiava a cena”.

“Siamo inevitabilmente connessi alla natura – precisa l’artista -. Ma per comprenderlo dobbiamo smettere di correre. Fermiamoci a pensare con responsabilità e amore alle generazioni future. Questa nuova epoca di condivisione non può limitarsi all’utilizzo dei social media. Condividere è molto di più e porta molto più lontano”.

7 – OUVERTURE di ALDO PALLARO (2015)

Un albero nudo si apre alla volta celeste per catturare l’energia e le sue trasparenze: aria, acqua, calore e luce. Lui si nutre di ciò che offre l’atmosfera terrestre, elevandosi con un senso di ringraziamento. Aldo Pallaro, artista di fama internazionale di Padova, seziona i tronchi, scavandoli fino allo stremo, sfidando la forza di gravità. Le sculture di Aldo Pallaro portano un forte contatto con gli elementi primordiali della vita, in particolare l’aria, la luce, la terra, l’acqua.  Attratto dalla ricerca della vita, della creazione, dello sviluppo e della fine, mette in tensione delle corde per sorreggere e legare gli elementi, ma anche per lasciare vibrare il suono al pizzico dell’aria, come un eco che si perde nel nulla.

8 – UNA VALANGA DI PENSIERI di THORSTEN SCHÜTT (2012)

È lo stesso artista Thorsten Schütt a descrivere la sua cascata di sfere di larice, visibile anche dalla seggiovia Agnello: “Le sfere raffigurano i miei pensieri. Ogni volta che scolpisco una sfera quasi sempre penso a una persona, a una conversazione, a una situazione o al panorama che vedo. Spesso i miei primi pensieri sono dedicati alla mia famiglia. Quindi, lavoro le sfere per i miei amici, per i visitatori che incontro e per il panorama che osservo, in questo caso, le vette dolomitiche del Latemar. Normalmente, ogni pensiero è un pezzo di legno. Le mie installazioni artistiche hanno sempre temi differenti. Il progetto che ho realizzato a RespirArt propone il tema della valanga. La folla di pensieri che mi travolge, quando entro nella fase creativa”. Schütt, di Friedeburg-Horsten, artista di fama internazionale, organizza il simposio di Horsten e ha creato installazioni nella natura anche negli Usa.

9 – HARMONIA di DOROTA KOZIARA (2016)

L’artista polacca Dorota Koziara è una nota designer, architetto d’interni e art director. Per l’ottava edizione della Manifestazione d’arte contemporanea nella natura RespirArt 2016 ha creato un’opera struggente intitolata “Harmonia”. L’installazione creata con legno e canapa raffigura due corpi protesi alla ricezione dell’energia universale al cospetto delle Dolomiti. Sono i corpi stilizzati di un uomo e una donna, schiena contro schiena. L’installazione è composta anche da due sedute dove il visitatore può accomodarsi. Una è rivolta verso le Pale di San Martino, l’altra verso Pala Santa. “Siamo quasi a quota 2200 – ha spiegato Koziara – ed io penso che questa altezza ci avvicini all’assoluto ma ci permette anche di avvicinare le distanze. Un luogo lontano, intriso di ricordi, da quassù sembra più vicino. La mia installazione raffigura le emozioni che tutti possono vivere fra le Dolomiti della Val di Fiemme”.

Dorota Koziara ha collaborato con l’architetto Alessandro Mendini e con l’Atelier Mendini a Milano. Dal 2005 la sede principale del suo studio è a Milano. Ha realizzato progetti d’interni per note aziende nel campo del design come Alessi e Swatch, Art & Design Hotel Villa Amistà. Come designer collabora con rinomate aziende fra cui Venini, Fiorucci, Hermes, Swarovski, Fiat, Du Pont e Christian Dior. Dorota Koziara ha esposto i suoi lavori in Polonia e a Milano, Londra, Parigi, New Jork, Tokio, Berlino. La sua installazione 12 Angeli ha vinto il concorso internazionale della scultura “Third Millenium” della Fondazione Moretti.

10 – VEDO NON VEDO di LUCA PROSSER (2016)

Luca Prosser, artista di Volano (Trento), spicca tra tanti artisti, per il suo talento sopraffino nel creare opere d’arte e oggetti di design. Celebri le sue poltrone create con i tondini di ferro e cuscini di cemento. Per il Parco d’arte RespirArt, durante l’ottava Manifestazione d’arte Contemporanea nella Natura, ha realizzato l’installazione “Vedo non vedo” in ferro, acciaio inox e acciaio corten.

L’opera si propone di rivelare come solo uno sguardo maturo (raffigurato dall’acciaio corten) possa permettersi di commuoversi. L’occhio lucido di Prosser (la pupilla è di acciaio inox) si riempie di lacrime ogni volta che uno scorcio di queste montagne lo emoziona. Lungo il cammino, fra panorami d’alta quota, un’infinità di incontri possono commuovere, una stella alpina, un capriolo, l’ombra di una nuvola.

Prosser è l’autore del progetto “Dolomia Art” che ha visto 15 artisti installare le loro opere sul sentiero che va dal Rifugio Vajolet al Rifugio Principe. Sono molte apprezzate le sue mostre allestite nella Distilleria Marzadro. Nasce come artista del ferro ma si avvicina ad altri materiali, tra cui il legno, la ceramica, l’acciaio corten, il rame e il bronzo.

11 – GUERRIERO DI PACE DELLE DOLOMITI di THORSTEN SCHÜTT (2016)

L’artista tedesco Thorsten Schütt ha già conquistato il Parco d’Arte RespirArt nel 2012, quando ha creato l’installazione “Valanga di pensieri”, appoggiando al prato una cascata di sfere di larice. L’immagine della sua opera è rimbalzata fra mass media internazionali, approdando in mostre fotografiche, anche museali. Schütt, artista di Friedeburg (Germania), per l’edizione 2016 della Manifestazione d’arte contemporanea nella natura RespirArt ha creato, vicino al Rifugio Agnello, l’opera “Guerriero di pace delle Dolomiti”, una sentinella capace di tutelare la bellezza del paesaggio dolomitico e le energie positive che qui si sprigionano. Il Guerriero di pace ha uno scudo trasparente creato con il ferro e una lancia che oscilla nel vento. La testa, realizzata con una pietra di Dolomia, sfoggia una criniera eccentrica, creativa. Il suo sguardo severo, che vuole preservare il patrimonio dolomitico, è anche aperto all’immaginazione.

La passione per l’arte nella natura lo ha spinto a realizzare imponenti sculture di pietra davanti al mare o a intagliare sezioni di alberi in mezzo alla natura. Ha esposto le sue sculture in legno, pietra e ferro in mostre internazionali e ha partecipato a simposi di scultura in tutta l’Europa, a New York, in Canada, in Ecuador e nel continente africano.

La sue opere invitano l’uomo a tornare ad occuparsi della terra, nutrendola e difendendola.

12 – NATURA VIVA di MAURO LAMPO OLIVOTTO (2012)

L’opera “Natura Viva” di Mauro Lampo Olivotto inquadra il Latemar. I troni gotici di Natura Viva per l’artista esprimono la sacralità della natura. Accomodarsi su uno di questi troni invita a perdersi nella magia di una natura che trasmuta sotto i nostri occhi. Mauro Olivotto, soprannominato Lampo, è un artista eccentrico di Cortina d’Ampezzo, dall’animo sensibile. Le sue opere da sempre interagiscono con le Dolomiti. Lui ha creato il popolo Giauli, piccole creature magiche (metà uomini, metà alberi) che abitano una grotta del Passo Giau. Più volte Olivotto ha conquistato gli onori delle cronaca realizzando provocazioni artistiche, come l’installazione di un gigantesco dinosauro di legno sulla cima del monte Pelmo. Le sue opere si possono ammirare nella nuova bottega di Castellavazzo (Belluno).

13 – IL GIARDINO DI DANAE di HIDETOSHI NAGASAWA (2013)

Hidetoshi Nagasawa, l’artista giapponese fra i più celebri al mondo, ha abbracciato con entusiasmo il sogno artistico di RespirArt realizzando il “Giardino di Danae” con le pietre di porfido trentino. Danae è una figura della mitologia greca. Venne fecondata da Zeus, sotto forma di pioggia d’oro, mentre era rinchiusa in una stanza di bronzo. Re Acrisio di Argo la imprigionò temendo che si avverasse la profezia sulla propria morte, a opera del nipote Perseo, fecondato da Danae. Nonostante tutto, Perseo nacque e uccise Acrisio.

L’artista giapponese crede al fato, al punto che durante il suo lungo viaggio dal Giappone in Europa decise di fermarsi a Milano perché là gli rubarono la bici. Erano gli anni Sessanta. Il suo lavoro è oggi presente in numerose ed importanti collezioni pubbliche e private in America, Belgio e Giappone, tra cui: FRAC, Fontevraud, Solomon R Guggenheim Museum, New York; Middelheim Museum, Anversa; The National Museum of Modern Art, Osaka; Museum of Contemporary Art, Hiroshima; Municipio Adachi-ku, Tokyo; Art Tower, Mito; Contemporary Art center, Mito.

14 – MIND’S EYE di OLGA ZIEMSKA (2015)

Olga Ziemska crea in tutto il mondo sculture organiche con i rami trovati sul posto per sollecitare una riflessione: “Ogni volta che si parla di natura, l’uomo non si include in questa definizione. Resta un osservatore esterno. Ma l’uomo è natura. Vorrei aprire l’enciclopedia un giorno e trovare una definizione di natura che lo comprenda in essa”.

Mind’s Eye“, la sua prima installazione in Italia, è il mosaico di un volto creato con rami di betulle, cirmoli e noccioli. Lo spazio vuoto, la mente, si focalizza sulla natura del Latemar, il gruppo dolomitico “Patrimonio Naturale dell’Umanità“.

La struttura è statica, mentre la natura, attraversata da animali selvatici e nuvole, è movimento. L’uomo, spesso, si pone come osservatore statico della bellezza che lo circonda, senza rendersi conto che lui stesso è natura, natura in movimento.

L’albero genealogico umano ha la struttura di un albero. Ed è come se ogni cellula del corpo umano profumasse di legno.

L’artista di Cleveland evidenzia, con il suo mosaico di rami, l’interazione fra uomo e natura. Ogni legno rappresenta una cellula.

15 – TOTEM di SANDRO SCALET (2014)

Sandro Scalet, artista di Tesero (Trento), ha creato l’installazione d’arte moderna “Totem”, per esprimere il profondo legame con la montagna del popolo trentino. L’opera, alta cinque metri, innalza verso il cielo forme geometriche che dialogano tra loro, fino a sublimarsi in una sfera di cristallo. Il fuoco, il legno di larice e la terra rossa del monte Cornon sono i tre elementi che raccontano la storia del popolo della Val di Fiemme.

“Nei nostri paesi il fuoco ha sempre generato paura. Bastava un incendio a mandare in cenere il lavoro di una vita – ha spiegato l’artista -. Però, ci siamo sempre rialzati, dandoci una mano e ricostruendo insieme. Ho deciso di utilizzare il fuoco, bruciando la superficie del Totem, per ricordare la nostra storia che comunque deve molto a questo elemento fondamentale per la sopravvivenza”. Fra le fessure dell’opera Sandro Scalet ha incastonato piastre color rosso “bolo”, una terra locale che in passato veniva utilizzata per creare pitture rupestri sulla roccia o per decorare le case. I segni rossi rappresentano quella ricerca di gioia e bellezza che ha permesso agli abitanti della Val di Fiemme di risollevarsi sempre.

L’anima del Totem è simboleggiata dalla sfera trasparente che racchiude i segni dei tre elementi. “Un’opera deve vivere – precisa Scalet – per questo gli ho dato un’anima. Il vetro continuerà a riflettere le mutazioni climatiche mentre la pioggia, il vento e la neve completeranno il percorso artistico. Noi artisti di RespirArt vogliamo che il tempo trasmuti i colori e le forme di ogni opera, perché la vita stessa è trasformazione”.

Sandro Scalet crea da sempre opere d’arte nella natura per la natura, utilizzando elementi naturali come il legno e il ghiaccio. Alcune sue opere sono affidate agli agenti atmosferici nel Parco naturale di Paneveggio Pale di San Martino, come l’installazione intitolata “Risonanza” e dedicata all’abete rosso utilizzato dai liutai di tutto il mondo per la realizzazione di strumenti musicali.

16 – IL TEATRO DEL LATEMAR di MARCO NONES (2012)

L’installazione artistica Teatro del Latemar di Marco Nones riproduce i profili rocciosi del massiccio dolomitico del Latemar. Oltre a essere un’installazione d’arte questa opera, leggera e trasparente, è un vero e proprio teatro che ospita spettacoli ogni estate. Il pubblico si accomoda su cubi, fra cespugli di mirtilli e rododendri, di larice per assistere a concerti o spettacoli teatrali.

Marco Nones nel 2010 è stato l’unico artista a installare una scultura nella natura per Arte Sella. Fra i suoi successi più recenti, il Premio d’arte Expo 2015 Fondazione Triulzia.

Installazioni d’arte RespirArt 2017

Saranno inaugurate durante il RespirArt Day, sabato 29 luglio 2017, ore 9.30, Rifugio Agnello.

ACUTIS di COSIMO ALLERA (2017)

L’installazione radiosa “Acutis” dell’artista di Gioia Tauro (RC) Cosimo Allera invita l’osservatore a individuare le misteriose “autastrade del cielo” raccontate da Carlo Acutis, in via di beatificazione, morto a soli 15 anni per una leucemia fulminante. Allera, vincitore di premi d’arte internazionali, fa sollevare il nostro sguardo attraverso opere monumentali, in ferro, bronzo o acciaio corten, sparse in tutta Europa.

La sua scultura “L’ombra della sera”, alta 15 metri e ospitata nel museo MuSaBa, è considerata l’opera più alta del Sud Italia. L’artista, modellando il metallo, racconta la grandezza dell’uomo, continuamente alla ricerca di una collocazione nell’immenso spazio del creato.

CONVERSAZIONI VIRTUALI di PIERGIORGIO DOLIANA (2017)

In un mondo sempre più interconnesso, dialoghiamo attraverso segni che sostituiscono sguardi e parole. L’artista di Tesero (TN) Piergiorgio Doliana si siede idealmente su una panchina per assistere alle nostre “Conversazioni virtuali”, creando un’installazione con quattro sedie di legno di cirmolo oscillanti.

L’artista, nel 2016, ha installato nel laghetto di Lago di Tesero una barca capovolta colma di profughi. La sua provocazione artistica attualmente è contesa da più parti. Lo scorso 3 giugno è stata installata sulla parete dello spazio Kanz di Venezia, per del circuito della Biennale d’Arte una mostra sull’immigrazione. A ottobre approderà a Siviglia.

INCONTRI RETICOLARI di SIMONE CAROLE LEVY (2017)

La rete tesse i nostri incontri quotidiani, modificando le regole della comunicazione. Mentre lo spazio perde i suoi confini, il tempo si annulla attraverso messaggi che si moltiplicano in modo esponenziale. Relazionarsi attraverso uno sguardo o un contatto fisico sembra ormai un lusso difficile da concedersi.

“Incontri reticolari” dell’artista svizzera Simone Carole Levy rivela il piano invisibile che può collegare, e quindi influenzare, 4 persone, 4 città, 4 Paesi o 4 continenti. L’Installazione è realizzata con legno, pietre e corde. La scultrice svizzera ha esposto in Europa, Canada, Usa, Cina, Ecuador, Slovacchia, Cile e Russia. Fra i numerosi premi d’arte, si è distinta al Palm Art Award, alla Biennale di Londra e al premio Caneletto Venezia.

CERTEZZE VERTICALI di REINHARD MADER (2017)

“Certezze verticali” dell’artista Reinhard Mader, di Englburg (Germania), è un’installazione ancorata alla roccia. “Quando le direzioni del nostro vivere sono confuse, si può sempre decidere di salire sulla vetta più alta per riconnettersi all’immensità”, spiega l’artista bavarese. Mader affida a un grande moschettone di pietra la sicurezza interiore che offre un percorso di elevazione. Dopo aver appreso l’arte scultorea dal padre, l’artista ha completato gli studi all’Opera di Stato del Duomo di Passau. Quindi, si è affermato a livello internazionale, nella scultura del granito della Foresta Bavarese. Fra le più curiose installazioni, quelle in granito e pelliccia, a dimostrare che “non c’è niente di più morbido di una materia che si ama”.

SIMULACRO di FEDERICO SEPPI (2017)

L’opera dell’artista di Trento Federico Seppi rappresenta la caduta di una goccia sull’albero, osservata al rallentatore. L’installazione è realizzata con fasci di rami di nocciolo che si ergono a contrasto con l’orizzontalità del pascolo alpino. Al loro interno c’è una goccia. L’opera “Simulacro” pone l’attenzione su quell’energia, presente nelle piccole cose, che ci avvolge. Studioso all’Accademia Belle Arti di Venezia e alla Cardiff Metropolitan University (UK), a soli 26 anni, ha già installato ed esposto numerose opere di Natura Art e Land Art, fra cui l’istallazione in cera sul “Lento sciogliersi del ghiaccio” al museo della Galleria Civica Mart di Trento (2015).

x rivista

 

 

 

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