Il TOTEM, un punto fermo in un discorso – Installazione di SANDRO SCALET

Un totem nero di cinque metri svetta sul monte Agnello. A realizzarlo non è stato  l’indiano del Canada Gordon Dick, ma il trentino Sandro Scalet.

Fra i due artisti ospiti della Manifestazione d’arte contemporanea nella natura RespirArt 2014 è avvenuto uno scambio sorprendente di storie ed esperienze.

Il Parco d’arte RespirArt, in Val di Fiemme, racconta così identità di popoli attraverso materiali, simboli e forme d’arte moderne.

TOTEM di Sandro Scalet - foto Eugenio Del Pero RESPIRART

Sandro Scalet , artista di Tesero (Trento), ha creato l’installazione d’arte moderna Totem, per esprimere il profondo legame con la montagna del popolo trentino. L’opera, alta cinque metri, innalza verso il cielo forme geometriche che dialogano tra loro, fino a sublimarsi in una sfera di cristallo. Il fuoco, il legno di larice e la terra rossa del monte Cornon sono i tre elementi che raccontano la storia del popolo della Val di Fiemme.

“Nei nostri paesi il fuoco ha sempre generato paura. Bastava un incendio a mandare in cenere il lavoro di una vita – ha spiegato l’artista -. Però, ci siamo sempre rialzati, dandoci una mano e ricostruendo insieme. Ho deciso di utilizzare il fuoco, bruciando la superficie del Totem, per ricordare la nostra storia che comunque deve molto a questo elemento fondamentale per la sopravvivenza”. Fra le fessure dell’opera Sandro Scalet ha incastonato piastre color rosso “bolo”, una terra locale che in passato veniva utilizzata per creare pitture rupestri sulla roccia o per decorare le case. I segni rossi rappresentano quella ricerca di gioia e bellezza che ha permesso agli abitanti della Val di Fiemme di risollevarsi sempre.

L’anima del Totem è simboleggiata dalla sfera trasparente che racchiude i segni dei tre elementi. “Un’opera deve vivere – precisa Scalet – per questo gli ho dato un’anima. Il vetro continuerà a riflettere le mutaziono climatiche mentre la pioggia, il vento e la neve completeranno il percorso artistico. Noi artisti di RespirArt vogliamo che il tempo trasmuti i colori e le forme di ogni opera, perché la vita stessa è trasformazione”.

Totem di Sandro Scalet - foto di Eugenio Del Pero

Totem di Sandro Scalet – foto di Eugenio Del Pero

L’artista ha creato il Totem per stabilire un dialogo con Gordon Dick pur non conoscendo bene la sua lingua. “Noi artisti ci esprimiamo così – confida -. Per me era importante raccontargli la storia del mio popolo e ascoltare la sua attraverso l’arte. Il contatto è avvenuto e lo scambio mi ha procurato una gioia profonda”.

Sandro Scalet con il suo Totem a RESPIRART foto Eugenio Del Pero p

Sandro Scalet crea da sempre opere d’arte nella natura per la natura, utilizzando elementi naturali come il legno e il ghiaccio. Alcune sue opere sono affidate agli agenti atmosferici nel Parco naturale di Paneveggio Pale di San Martino, come l’installazione intitolata “Risonanza” e dedicata all’abete rosso utilizzato dai liutai di tutto il mondo per la realizzazione di strumenti musicali.

 

TESTO CRITICO DI ELENA ALBERTON

Sono rettangoli, rombi, parallelepipedi le forme geometriche che dialogano tra loro vibrando in sintonia con il massiccio tronco, fino a compendiarsi nella sfera di vetro. Queste forme semplici, definite con colori primitivi, sono simboli atavici che abitano il nostro inconscio e che parlano un linguaggio essenziale. Le loro parole “non espresse” sono un insegnamento di vita e una testimonianza di storia.

L’artista Sandro Scalet ha impresso nella mente ricordi e suggestioni che arrivano dalle genti che hanno popolato queste valli un tempo ormai lontano.

La paura della luce infuocata che esplode e irradia le cose, le case, gli animali, la famiglia e poi finisce coprendo con cenere nera i poveri resti di una vita di lavoro; la voglia di continuare e di non arrendersi alle dure prove della natura. Sulle pareti di roccia o sulle pietre delle abitazioni sono segni rossi, fatti con la terra, la testimonianza della sofferenza, che spiegano la necessità di conquistare la gioia, il bisogno di avere i riferimenti ed i mezzi per continuare la propria vita. L’imponente tronco è lì per garantire, con la sua materia, le necessità e per ricordare la storia, che perpetua attraverso le braccia e le fronde volte al cielo nel sibilo del vento, che continua, senza tempo, a dare le indicazioni del lungo cammino.

L’artista mette in scena lo spirito di un’epoca e lascia intuire il senso di una sfida, che vuole riprendere i forti segni di un passato per trovare il giusto equilibrio in un’era di ardite sofisticazioni tecnologiche.

 ENGLISH

Rectangles, diamonds, all the geometries interact with each other vibrating in tune with the massive trunk, to be summed up in the glass sphere: these simple shapes, defined with primitive colours, are atavic symbols living in our unconscious and they speak an essential language. Their not expressed words are a life lesson and a witness of history.
The artist has engraved memories and suggestions from all the people who lived in these valleys a long time ago.

The fear of fiery light that explodes and radiates all the things, houses, animals, family, and black ash covers the poor remains of a life’s work, the desire to hold on and not to surrender to the hardships of nature: on the rock walls or on the houses’ stones there are red marks, made ​​with the land dust. This is the witness of pain that explains the need to achieve the joy, the needing to have references and means to keep their lives on: the massive trunk is there to ensure the needs with his subject and to remember the history, which perpetuates itself through his arms and his fronds to the sky in the whistling of the wind, which continues, without time, to give the directions of the long journey.

The artist depicts the spirit of an era and suggests a sense of the challenge that wants to get back the strong signs of a past to find the right balance in an era of bold technological sophistication.

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